Innovazione e tecnologia comportamentale

16 Aprile 2012 By In Articoli

Di Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi - Dalla App 4Training 16/04/2012

La letteratura d’impresa è ricca, dai tempi antichi, di capitoli relativi all’innovazione tecnologica e alla sua applicazione nel settore manifatturiero, mentre è molto meno presente nel settore terziario ed in particolare in quello bancario.

L’analisi storica del fenomeno evidenzia in maniera eclatante l’accelerazione nel tempo dello sviluppo dei processi produttivi.

Ci sono voluti migliaia di anni per passare dal trasporto umano a quello su carri trainati da animali, sono trascorsi un paio di secoli per mettere a punto il trasporto di individui e di merci su ferrovia ed è passato soltanto qualche decennio per movimentare persone e materiali con il trasporto aereo.

Il progresso scientifico e l’innovazione tecnologica sono sempre stati oggetto di attenzione da parte dell’umanità. Questo fatto è un elemento, non l’unico, ma certamente tra i più caratteristici che differenzia l’uomo dall’animale. L’uomo aspira al nuovo, cerca l’innovazione, trova le soluzioni per migliorare ciò che fa; l’animale ripete e replica, senza cercare alternative, ciò che sa fare o che le condizioni esterne lo obbligano a fare.

L’aspirazione all’innovazione è la caratteristica dello spirito dell’umanità. 

Un’umanità senza innovazione è destinata a soccombere e a scomparire. Un’umanità che non pone attenzione al nuovo e all’innovazione non è un’umanità che ha futuro.

Ma l’evoluzione tecnologica ha viaggiato a una velocità maggiore della risposta necessaria e adeguata di tipo organizzativo e comportamentale. E ciò è avvenuto perché la tecnologia si progetta, si vende e si utilizza immediatamente, mentre i comportamenti organizzativi non si possono imporre e, anche quando sono conosciuti e teoricamente ben descritti, non si mettono in  pratica rapidamente, continuamente e diffusamente.

Nel settore bancario il divario fra evoluzione tecnologica (relativamente alle applicazioni informatiche) e risposta organizzativa è stato ancora più ampio che nel settore manifatturiero.

Comperando un software o migliorando l’hardware si pensava di ottenere immediati ritorni di efficacia ed efficienza (cioè di produttività e quindi di redditività), salvo rimanere delusi perché gli operatori addetti a quel software o a quell’hardware non avevano la predisposizione, la preparazione, l’attenzione necessaria per garantire il raggiungimento degli obiettivi che l’innovazione tecnologica prometteva.

Per recuperare la distanza fra tecnologia e organizzazione sono necessari due momenti fondamentali. Il primo è quello di creare una cultura base, solida e convinta, relativa ai principi e alle problematiche dell’organizzazione; il secondo è quello di conoscere e praticare i processi di innovazione organizzativa.

Senza una forte sensibilità e predisposizione culturale l’umanità continuerà a lamentarsi delle cose e delle persone che non sono come si vorrebbe che fossero, salve fare poco per modificarle.

La mancanza di questo atteggiamento di base è il vero impedimento per la realizzazione dell’innovazione organizzativa. Solo la persona consapevole di possedere, oltre alla potenza che già esprime nel quotidiano, anche una riserva di potenziale inespresso, può credere e volere di innovare.

È solo la persona disposta e allenata al cambiamento personale che può rinnovare e trasformare l’organizzazione alla quale appartiene. 

 

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