Festina lente

13 Febbraio 2012 By In Articoli

Di Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi - Dalla App 4Training 13/02/2012

Il vantaggio competitivo per le imprese non è più la velocità di decisione e di esecuzione; il nuovo vantaggio competitivo è l’accelerazione del processo decisionale ed operativo. La ragione del salto di qualità sta nel fatto che un vantaggio competitivo cessa di essere tale quando tutte le imprese lo posseggono e oggi le migliori, quelle di avanguardia, quelle che fanno “benchmark” sono in grado di dimostrare di averlo esercitato nel “time to market”.

Le industrie automobilistiche hanno dimezzato il loro “time to market” negli ultimi venti anni. Altrettanto hanno fatto le aziende di elettrodomestici. Nel settore delle apparecchiature elettroniche e telefoniche il tempo che passa dall’ideazione del prodotto al lancio sul mercato che una volta veniva misurato con l’anno, come unità di misura, oggi, avviene con il mese. Una velocità di innovazione, di progettazione e di attuazione impressionante come impressionante è la velocità che le auto di Formula 1 raggiungono quando sono in rettilineo: 360 chilometri orari. Ma tale velocità, come si sa e come si vede in occasione delle gare, non è più un vantaggio competitivo. Le Ferrari, le McLaren, le Renault, le Honda sono tutte in grado di raggiungere quella velocità quando sono in rettilineo e pertanto non riescono più a superarsi. Vince, invece, chi di loro sa bene gestire: l’accelerazione o la frenata (che non è altro che una accelerazione negativa).

Se la velocità è il rapporto dello spazio sul tempo, l’accelerazione è il rapporto dello spazio sul tempo al quadrato. Ciò significa che vince, oggi, chi è attento alla gestione del tempo, in maniera esasperata, spasmodica e inusuale ancora di più e meglio di prima.

In occasione del General Electric Day dell’Aprile 2007, Sergio Marchionne, Amministratore Delegato FIAT ha affermato, stupendo non pochi: “Adesso siamo in grado di cambiare le nostre strategie anche in due ore, quando prima servivano almeno sei mesi”. Da “prima” ad “ora” la FIAT ha seguito un processo di “accelerazione decisionale”. La decisione (e l’attuazione) successiva è sempre più rapida della precedente.

Questo processo ha tuttavia dei limiti.

Se l’accelerazione è troppo brusca il sistema non regge, si disgrega, si sfascia; soprattutto quando l’organizzazione non si è premunita di meccanismi integratori che la salvaguardino dall’effetto dirompente del salto di velocità (o del cambio di marcia tanto per stare nel campo automobilistico).

Per questo fenomeno d’impresa c’è una stretta analogia con quanto avviene nella crescita umana. Ai fisiologi è noto che un organismo in sviluppo (quello di un giovane) può subire gravi ed irreparabili danni se tale crescita è esagerata. Il sistema osseo del giovane si indebolisce, si manifestano fenomeni di sordità precoce, di perdita parziale della vista. Il sistema muscolare diventa fragile. Se il giovane fa attività agonistica sportiva il rischio di infortunio aumenta pericolosamente.

Analogo risultato si può ottenere nel caso di una organizzazione aziendale quando la sua crescita non è compatibile con la struttura esistente. Se l’accelerazione dello sviluppo, della innovazione è esagerata, il sistema si indebolisce progressivamente fino ad arrivare al collasso ed alla rottura.

Vale allora il detto latino addebitato all’imperatore Augusto: “Festina lente” che significa “Affrettati (accelera) lentamente”.

È un invito a fare le cose senza indugi ma non senza ponderazione e cautela, che, secondo Svetonio, egli usava per ammonire i comandanti impetuosi e che è rimasto nella cultura dei popoli nella versione spagnola di: “Adelante Pedro con juicio” del Ferrer dei Promessi Sposi ripreso, nel detto tedesco citato da Goethe: “Eile mit Weile” (Corri con prudenza) riaffermato nel proverbio russo: “Chi ha troppa fretta, arriva sempre tardi” e da quello arabo: “Fermati un attimo, arriverai prima”.

La proposta viene ripresa in chiave pittorica nel Rinascimento con la figura di un delfino legato da una corda ad una tartaruga. La tartaruga indica: la calma e la forza. Il delfino richiama: la mobilità e la creatività.

L’unione dei due massimizza gli aspetti positivi e riduce quelli negativi: la lentezza e la prevedibilità della tartaruga; la turbolenza e l’imprevedibilità del delfino.

Il dilemma: delfino-tartaruga in quanto tale, sembra insolubile; si risolve invece decidendo di volta in volta la lunghezza della corda.

Chiedere ad un “manager” di diventare “coach” è pertanto impensabile; come è impensabile chiedere ad un “coach” di gestire le persone a lui assegnate con finalità prettamente economiche. Ma è possibile chiedere al “manager” che dedica un quinto del suo tempo alla gestione della sua risorsa umana, di passare dal 20% al 30%. Quel 10% di maggiore impegno gli verrà ripagato ampiamente in termini economici e temporali da una maggiore resa nell’uso del materiale, dei macchinari e del denaro da parte dei suoi collaboratori. Essere un po’ meno “manager” e un po’ più “coach” è possibile (ed è anche conveniente).

 

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