La responsabilità è la regola

09 Maggio 2013 By In Articoli

Di Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi - Dalla App 4Training 09/05/2013
 
“Dal punto di vista manageriale al Referendum alla Fiat di Mirafiori vinto per pochi voti – ha dichiarato Marchionne – siamo stati una “ciofeca”. La colpa è soltanto mia. Perché ho sottovalutato la situazione. Ero convinto che le nostre ragioni fossero ottime. Ma non sono riuscito a farle diventare le ragioni di tutti”.
Nel concetto di Responsabilità la prima regola è assumersi le conseguenze di ogni proprio gesto soprattutto se negative e la seconda di capire l’errore. Il linguaggio deve essere chiaro, talmente chiaro da meritare la citazione di “parresia” termine greco che indica la libertà, il coraggio e la sincerità di dire ciò che si pensa, con totale franchezza e con testimonianza personale. Meglio “parresia” che alibi come molti ricercano quando non rispettano le regole da loro stessi proposte.

Tutte le religioni, quasi tutte le realtà sociali, culturali e politiche dichiarano l’insieme delle regole da seguire per riconoscere l’appartenenza dei loro seguaci e per codificare i capisaldi della vita comune.
Non può costruirsi ed esistere una vita comunitaria che  non codifichi come organizzarsi e non dichiari i perni della comune convivenza. Le regole, dichiarate e riconosciute, possono essere imposte, proposte o accettate e la loro inosservanza produce l’esclusione del soggetto dalla comunità. Ciò avviene in nome del principio di disciplina, che rappresenta l’osservanza del complesso delle norme per assicurare il buon funzionamento e le regolarità dell’esistenza della comunità, di un istituto o di uno stato.
Il termine Disciplina deriva da due parole bibliche. Nell’Antico Testamento si riferisce alla coltivazione diligente della giustizia nella propria vita, ed è tradotto come: istruzione, educazione, cultura mentale ed anche castigo.
Nel Nuovo Testamento si trova il termine tradotto anche come “mente composta” e “autocontrollo”.
La parola non ha quindi solo la connotazione negativa con cui viene sovente utilizzata (l’indisciplina a scuola e verso le norme, le sanzioni disciplinari) ma presidia l’esercizio dei comportamenti positivi e ordinati che garantiscono la coincidenza con il modello della comunità (educazione e sviluppo morale).
Per quanto riguarda le Regole per una convivenza fra dirigenti (anche questi sono una comunità), l’Amministratore Delegato della Fiat-Chrysler le ha ridotte ad un septalogo e precisamente:
•Responsabilizzazione personale sui risultati (“dici quello che farai, fai quello che hai detto”). “La responsabilità condivisa non esiste”
•Competitività (qualunque numero è buono purchè il risultato sia meglio di  quello dei competitori)
•Benchmarking competitivo: sempre verso il risultato migliore, mai autorefenziarsi
•Spingere e praticare il cambiamento inteso come uscire dalla propria area di confort abituale
•Ricerca e pratica della semplificazione (“Come potete tollerare qui dentro persone che argomentano troppo?”)
•Velocità e senso di urgenza per ottenere il risultato
•Volontà e capacità di guidare le persone oltre i risultati che esse ritengono possibili
Il Risultato secondo le scritture antiche e sacre è l’obbedienza alle regole divine. In azienda è il raggiungimento dell’Obiettivo che ci si è dati. Sembra che si parli della stessa cosa ma la differenza fra Obiettivo e Risultato è sostanziale. Non sono poche le aziende nelle quali l’equivoco tra i termini Obiettivo e Risultato avvelena come un cancro non diagnosticato la salute dell’operare manageriale. Una volta dato l’Obiettivo, si crede, che sia garantito il Risultato, ma non è sempre così.
L’Obiettivo è un dichiarato, una meta, qualcosa che non esiste al quale si tende, verso cui si procede segnato sul calendario del tempo prossimo e che se accettato diventa: regola.
Il Risultato è una realtà concreta, inserita al livello del terreno su cui poggiano i passi delle persone calcolato in minuti presenti del calendario di oggi. L’Obiettivo si raggiunge rivelando man mano il quadro finale, il Risultato si costruisce e si raccoglie colpo dopo colpo riempiendo il carniere. L’Obiettivo è sempre un altrove a cui si tende, il Risultato è sempre una realtà che si misura e si tocca. L’Obiettivo è… domani o al massimo, al più presto. Il Risultato è adesso.
L’Obiettivo è un preventivo. Il Risultato è un consuntivo.
La differenza fra Preventivo e Consuntivo definisce la capacità di aver rispettato le Regole operative che ci si è dati e misura la messa in atto di tutte le competenze che il manager ha nell’ambito della sua responsabilità di ruolo definito da poche regole, ma precise. Non c’è responsabilità se non ci sono regole; non c’è regola che determini delle responsabilità.
 

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