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Il ballo delle previsioni

09 Aprile 2013 By In Articoli

Di Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi - Dalla App 4Training 09/04/2013

A distanza di tempo gli studiosi più attenti hanno fissato la data di nascita della crisi in corso nel mese di aprile del 2007 - ben un anno e mezzo prima del fallimento della Lehman Brothers – quando fallisce negli Stati Uniti la New Century Financial, piccola banca specializzata in mutui a rischio. Con questo fallimento parte l’infezione globale dei “subprime”, e dopo 10 mesi, nel Febbraio 2008 il virus raggiunge l’Europa con il crollo e la conseguente nazionalizzazione della Banca inglese Northern Rock. La crisi nel frattempo da immobiliare diventa bancaria; da bancaria diventa crisi dei consumi  e di conseguenza, incidendo la contrazione delle vendite e sull’attività produttiva, la crisi diventa globale. Siamo ormai nel IV trimestre del 2008 a 18 mesi circa dall’inizio della perturbazione.

Incomincia allora il ballo delle previsioni relative alla data di fine della crisi (poiché raramente esse durano più di tre anni). Gli economisti ottimisti la propongono alla fine del 2009; i pessimisti alla fine del 2010; qualche catastrofista (ce ne sono sempre) la annuncia per il 2011.
Ma nessuno di questi si è preoccupato di specificare che cosa intende per “fine della crisi”: ritorno ai valori fondamentali di inizio 2007 o inizio della ripresa quando ancora si è sul fondo ma già si intravede la luce alla fine del tunnel?
Non c’è dubbio che al manager interessa questo secondo aspetto per preparare al meglio il rilancio della propria azienda. Vedere la luce in fondo al tunnel è meglio che sbucare improvvisamente nella luce.
Una lettura dei dati del primo trimestre 2009, darebbe come probabile (ma non certo) l’inizio della ripresa economica in Italia a partire dal mese di settembre 2009, ma il suggerimento che noi diamo al nostro lettore è quello di concentrarsi su quegli indicatori economici che lo coinvolgono direttamente.
Il primo, il più semplice e il più immediato da conoscere è il fatturato mensile della sua azienda, in rapporto al passato secondo due modalità: il confronto del mese con quello del mese dell’anno precedente e il confronto del mese con il mese precedente dello stesso anno. Entrambi i dati possono essere premonitori dell’inizio (o meno) della ripresa. Quando essi sono fra di loro contrastanti conviene attendere il mese seguente o i due mesi seguenti per capire se sono tendenze che nel tempo diventano convergenti. Nasce così un cruscotto relativo alla serie storica dei due indicatori la cui lettura intelligente permetterebbe di fare anche delle previsioni.
Poiché qualunque azienda non è una variabile indipendente ma opera nell’ambito di un settore (meccanico, elettronico, tessile, chimico, alimentare, edile ecc..) la stessa attenzione si dovrà porre ai dati (in particolare al fatturato) di settore. Da essi si potrà trarre conforto se dovessero comportarsi come i tre settori qui di seguito elencati per i quali il miglioramento rispetto al peggio, anche se ancora con dati disastrosamente negativi sembra preludere ad una prossima ripresa.
Nel settore del mobile il calo delle vendite a Gennaio 2009 era stato del 20% circa; a Febbraio era stato del 15% e a Marzo soltanto più del 10% circa. Analogamente il mercato delle materie plastiche dopo un crollo del 45% a Gennaio 2009, a Febbraio evidenzia un dato ancora negativo ma del meno 30% e a Marzo del meno 20%.
Dal meno 33% del Gennaio 2009 per le immatricolazioni del mercato dell’auto in Italia, si è passati al meno 24% di Febbraio e al più 0,2% del mese di Marzo. È vero che in questo mese ha operato l’incentivo alla rottamazione ma è anche vero che, quantificato quest’ultimo in circa 10 punti percentuali, senza di esso le immatricolazioni di Marzo avrebbero segnato un meno 10% circa, decisamente meglio del dato di inizio anno 2009. qualcuno può ancora affermare che i tre settori suddetti sono in crisi; ma nessuno può negare che forse il peggio è alle spalle e che il “trend” volge al miglioramento.
E se i dati della singola azienda abbinati a quelli del settore di appartenenza venissero confortati dal dato globale economico rappresentato dal PIL mensile nazionale, qualunque lettore di queste note potrà tirare un respiro di sollievo.

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