Il perditempo e la produttività intellettuale

16 Ottobre 2012 By In Articoli

Di Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi - Dalla App 4Training 16/10/2012

Qualche tempo fa un politico scopre che sul lavoro ci sono anche i “perditempo” e i “fannulloni”. Per fortuna non sono tanti, ma il problema è scovarli e indicarli all’opinione pubblica e privata come esempi pessimi da non imitare e condannare.
Il merito va (anche) al Prof. Brunetta, economista ed ex Ministro della Funzione pubblica. Da quando ne ha parlato e li ha indicati con il termine educato di “perditempo” e “fannulloni” (quando in realtà si meriterebbero ben altri epiteti) la stampa si è scatenata a citare esempi.

All’acquedotto pugliese un lavoratore si presentava regolarmente, timbrava il cartellino, usciva, andava in un capannone e lavorava tutto il giorno con la moglie. La sera rientrava, timbrava di nuovo e se ne andava a casa.
Nel Comune di Torino, secondo la stima del suo Direttore Generale ci sono ancora circa 1.200 “fannulloni” (il 10% della forza lavoro) fra i quali qualcuno addetto allo sportello ha chiesto la mutua perché “afflitto da socio-fobia”.
All’ospedale di Rivoli hanno intercettato una urologa che mentre era in malattia per “crisi malariche provocate da un soggiorno a Zanzibar” ha preso parte ad una trasmissione televisiva: “I soliti ignoti” facendo la pari con quella sua collega che pur essendo in mutua per un male alla schiena fu vista partecipare a una gara velica che proprio per le sue caratteristiche richiedeva una forte e solida struttura ossea.
All’Ospedale Santa Maria di Perugia dodici infermieri, medici e amministrativi sono stati arrestati per essersi allontanati ripetutamente dal posto di lavoro (11 di questi hanno però ripreso servizio dopo poche settimane).
Una dirigente dell’Amministrazione provinciale di Modena durante il normale orario di lavoro, si allenava in piscina e ciò le ha permesso di stabilire un primato sui 400 metri nella categoria senior in un “meeting” a Genova.
Contro una media nazionale del 3-4% di assenteismo per sola malattia, i dipendenti della Presidenza del Consiglio riescono a raggiungere in un anno e mediamente la brutta e ingiustificata cifra del 10%. Secondo il giornale Il Sole 24 Ore i giorni di assenza comprensivi di: malattia, infortuni, permessi, ferie e scioperi dei dipendenti del Servizio Sanitario della Provincia di Bolzano sono stati nel 2006: 75 pari a circa 600 ore. Tenendo conto che i giorni lavorativi in un anno (escludendo i Sabati e le Domeniche e le feste comandate) dovrebbero essere 250 circa pari a 2000 ore, costoro hanno lavorato per 1400 ore circa.
In rapporto alle 8760 ore canoniche di un anno non bisestile i dipendenti sanitari della Provincia di Bolzano hanno dedicato al lavoro soltanto il 16% del loro tempo. L’altro 84% lo hanno destinato a: dormire, mangiare, passeggiare, guardare la televisione….! (e poi si dice: “Lavorò tutta la vita”).
Queste assenze fisiche incidono ovviamente sulla produzione e sulla produttività del lavoro. Ma c’è un altro assenteismo che non è legato a: malattia, infortuni, permessi, ferie e scioperi delle persone e non soltanto alle strutture pubbliche (scuola, ministeri, regioni, province, comuni, ASL); è l’assenza di risultati nel corso delle ore lavorate. Quanto tempo, durante le ore di lavoro, si perde: per attese inutili, per riunioni inconcludenti, per procedure inadeguate, per informazioni distorte, per decisioni rimandate? La assenza di risultati, conseguenza di queste situazioni, incide ben più pesantemente sulla produttività del lavoro che non l’assenteismo fisico di pochi lavoratori perché è dentro alle 1500-2000 ore di presenza di tutti gli altri.
Brunetta aveva deciso di combattere contro i fannulloni assenteisti con l’aiuto, oltre che dei Carabinieri e della Guardia di Finanza anche del Management delle singole organizzazioni. Ma al Management delle singole organizzazioni compete l’obbligo morale e la responsabilità sociale di combattere l’assenteismo da risultati e di migliorare la produttività del lavoro durante il lavoro stesso.
Non è compito dei Carabinieri e della Guardia di Finanza intervenire sul lavoratore soprattutto se il suo contributo non è manuale ma intellettuale.
Decenni fa il problema per il management era la produttività manuale e tecnologica. Nel presente ma sempre di più in futuro la maggiore attenzione da porre sarà sulla produttività intellettuale purtroppo finora largamente ignorata con l’alibi ormai smentito che il lavoro intellettuale non si può misurare e di conseguenza anche la produttività intellettuale.

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