Anticipare l'imprevedibile

02 Gennaio 2012 By In Articoli

Di Riccardo Varvelli e Maria Ludovica Lombardi - Dalla App 4Training 02/01/2012

Le previsioni si fanno utilizzando una serie storica di dati e individuando all’interno di essa quali sono i fattori che fra di loro si correlano e interagiscono e collegando poi il tutto con il fattore: tempo futuro. È quanto fa normalmente il meteorologo.

Egli sceglie alcuni parametri di misurazione (i fattori suddetti): la temperatura, l’umidità, la pressione, la forza e la direzione dei venti; registra per anni tutti gli accadimenti relativi al tempo atmosferico e correla i vari eventi (pioggia, nebbia, neve, sole) con i singoli fattori. Con queste conoscenze lo sforzo del meteorologo è quello di anticipare che cosa succederà con una “certa” affidabilità.

Dato che il brutto tempo accade normalmente quando c’è bassa pressione, egli annuncia la probabilità dell’arrivo della pioggia al calare della pressione stessa. Quando i venti provengono da Nord-Est, dall’area siberiana, egli anticipa l’arrivo probabile del freddo. Il coefficiente di affidabilità delle previsioni meteorologiche per eventi che da decenni vengono misurati e verificati è così elevato che oggi, esse sono determinate da modelli matematici che trasformano il meteorologo in un semplice, anche se intelligente, interprete delle elaborazioni ottenute dai modelli stessi. Ma malgrado l’alta affidabilità di tali modelli è bene ricordare che le previsioni non sono certezze, onde non incorrere nell’errore che due anni fa stavano per compiere alcuni albergatori.

Avendo affermato, il meteorologo, che durante le vacanze di Pasqua ci sarebbero stati dei rovesci  sulle coste ed avendo con queste affermazioni, condizionato le scelte di coloro che intendevano passare al mare le loro vacanze, questi albergatori pensarono di fare causa all’ufficio meteorologico per “informazioni distorte” in quanto il maltempo non ci fu e i loro alberghi erano vuoti.

Ma quando non esiste neppure la serie storica che da una certa affidabilità alle dichiarazioni è ancora possibile fare delle previsioni? A questo punto il manager ha due alternative. La prima è quella di enunciare delle “profezie”. Una profezia è una “predisposizione di una cosa futura per ispirazione personale o divina”. Sono profezie le dichiarazioni di Elia e di Isaia riportate nella Bibbia circa l’arrivo futuro di un Messia. Chi le annunciava non aveva alcun dubbio al riguardo delle sue affermazioni; per loro una profezia era certezza. Esistono manager che si sentono: “profeti” ma per fortuna sono molto pochi.

La seconda alternativa è quella della “simulazione”. La simulazione consiste nella messa a punto di un modello analogico (non necessariamente matematico) grazie al quale poter esaminare le alternative di risposta sulla base di alternative di accadimento. La simulazione risponde alla domanda: “E se?”.

“E se entrasse improvvisamente nel mercato un nuovo competitore?”

“E se la trattativa sindacale si concludesse in maniera molto onerosa?”

“E se il nuovo impianto non desse le prestazioni previste?”

La simulazione non è dunque una profezia ma neanche una previsione. La simulazione è una palestra decisionale nella quale ci si allena a scegliere diverse soluzioni di risposta, a individuare gli eventuali vincoli o i probabili errori e per valutarne i benefici probabili.

Racconta Rudolph Giuliani, sindaco di New York alla data dell’attacco alle Torri Gemelle, l’11 Settembre 2001, nella sua autobiografia intitolata “Leadership”: “Alcuni mesi prima dell’evento simulammo lo schianto di un aereo sui palazzi di Queens e di un attacco a Manhattan. Decidemmo nel dettaglio come affrontare un incidente aereo ma non pensammo, in queste simulazioni, che quattro aerei venissero dirottati contemporaneamente e fossero trasformati in missili”.

Nel caso specifico non c’era infatti una serie storica che permettesse di anticipare un così incredibile evento. E chi mai avrebbe avuto il coraggio mesi prima di chiedersi e di chiedere: “E se una organizzazione terroristica si impadronisse contemporaneamente di quattro aerei e ne dirottasse due sulle Twin Towers procurando il loro crollo e quello di altri cinque edifici circostanti causando la morte di 2.797 persone?”.

Se le previsioni non sono certezze, non sempre le simulazioni possono contemplare tutte le ipotesi, ma ciò non autorizza a non allenarsi alle ipotesi.

 

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